I santi servono essenzialmente a compiere miracoli.


    Nell’orizzonte d’attesa dei devoti anche padre Pio fu soggetto a questo intrinseco mandato.

    Ricostruire la storia del frate con le stigmate significa quindi, tra l’altro,  ricostruire la storia dei suoi miracoli: guarigioni, apparizioni, conversioni. Una storia da scrivere (non sarà inutile precisarlo) facendo proprio l’atteggiamento degli antropologi, che rinunciano a priori a distinguere la realtà dalla leggenda; o una storia da scrivere alla maniera dei medievisti, agnostici per professione.

    Diciamolo sin dall’inizio, forte e chiaro: qui, non si tratta di stabilire una volta per tutte se le piaghe sul corpo di padre Pio siano state  vere  stigmate, né se le opere da lui compiute siano stati  veri  miracoli.  Chi cercasse in questo libro la risposta - affermativa o negativa -  a domande di tal genere, farà bene a chiuderlo subito.

    Qui, le stigmate e i miracoli di padre Pio interessano meno per quanto rivelano di lui che per quanto rivelano del mondo intorno a lui:  il variopinto mondo di frati e di preti, di chierici e di laici, di credenti o di atei, di buoni o di cattivi, di astuti o di ingenui, di colti e di ignoranti che nel carattere soprannaturale di quelle stigmate e di quei miracoli hanno creduto, o hanno rifiutato di credere.

    Quale pratica sociale, la santità comporta rituali d’interazione;  i santi contano per come appaiono, non per come sono.

     

                     SERGIO  LUZZATTO   (1963)

                    (dal prologo al saggio storico

                  “Padre Pio – Miracoli e politica

         nell’Italia del Novecento” , Einaudi  2007)

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