Essere cristiano

    Secondo il Nuovo Testamento essere cristiano è essere il “sale della terra” (Mt. 5, 13).
    Come viviamo ora […] essere cristiano è essere massa, ed essere massa è essere cristiano …: cioè la più grande distanza possibile dal Nuovo Testamento.
    Neanche il senso del Nuovo Testamento può essere che gli Apostoli fossero sale una volta per sempre, e che poi non ci sia più bisogno di sale, anche se il mondo dovesse continuare per molte migliaia di anni.
    No, per ogni generazione a cui si predica il Cristianesimo, esso rivolge ad ogni Singolo questa domanda: vuoi tu essere cristiano? Cioè, vuoi essere sale, cioè vuoi essere sacrificato?
    Ma il fatto che è abolito l’essere cristiano, nel senso di essere sale, e si è trasformato l’essere cristiano in essere massa (da cui deriva il vezzo del tutto anticristiano di parlare di popoli, Stati, paesi “cristiani”, cioè di “masse” cristiane) dipende dall’aver abolito in fondo il giudizio e il rendiconto dell’eternità.[…]
    E qui ritorna la distinzione fra esser sale e essere massa. C’è una differenza di qualità: professare una religione da cui si vuol cavare profitto, sia temporale come eterno, oppure professare una religione per cui tocca soffrire.
    Ma allora sorge un’altra difficoltà: cioè l’esser veramente cristiano diventa così eterogeneo dall’essere uomo, che per un’eternità intera non possono conciliarsi. Perché essere stato uomo in questa vita a quel modo, aver lasciato gli altri sacrificarsi per sé, ed essere stato uomo così da lasciarsi sacrificare per gli altri, costituisce una differenza qualitativa di valore eterno.

    SØREN KIERKEGAARD (1813-1855)
    (dal vol. XI del ”Diario”, Morcelliana)

    Traduzione dal danese di Cornelio Fabro

    [...]



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