CONFESSIONI



    “Ancora un pochino.”

    Non potevo dire di no, e io non posso soffrire il riso.

    “Se non ne prende ancora un pochino, dovrò pensare che non le piace.”

    Non ero in confidenza con quella famiglia. Dovevo ottenere un favore e c’ero quasi riuscito. Ma quel riso …

    “Ancora un po’! Un pochino ancora.”

    Ero imbarazzato. Sentii che stavo per vomitare. Non c’era altro da fare, e lo feci. La povera signora restò ad occhi sbarrati, per sempre.

     

    Scivolai e caddi. Colpa di una buccia d’arancia. C’era gente, e tutti si misero a ridere. Soprattutto quella del chiosco di fiori, che mi piaceva tanto. La pietra la colpì proprio in fronte, tra i due sopraccigli: ho sempre avuto un’ottima mira. Cadde a gambe larghe,  tra i suoi fiori in mostra.

      

    Lo uccisi perché non la pensava come me.

     Lo uccisi perché era più forte di me.

     Lo uccisi perché ero più forte di lui.

     Avevo finito il mio lavoro, e non era stata una cosa facile: otto giorni per mettere a punto quel  progetto. All’indomani c’erano le prove semestrali. E quel cretino che entra, viene a riempire la sua stilografica nella mia bottiglietta d’inchiostro di china e la lascia cadere sul mio progetto …

    Fu istintivo, gli piantai il compasso nello stomaco.

     

              MAX  AUB    (1903-1972)

                 (da “Delitti esemplari”,

    [...]



Le altre settimane

Ecco le frasi delle domeniche passate. Per riflettere durante la settimana.

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