La mamma

    La mamma aveva per me innegabilmente una bontà sconfinata, ma io vedevo tutto ciò in rapporto a Te, cioè in un rapporto precario. Inconsciamente la mamma  faceva la parte del battitore in una partita di caccia. 

    Se la Tua educazione , caso tuttavia improbabile, poteva rendermi indipendente  destando in me protervia, risentimento, odio addirittura, ecco la mamma ristabilire l’equilibrio con la bontà, coi ragionamenti pacati (nella confusa incertezza dell’infanzia essa fu per me il prototipo della saggezza), con le intercessioni; e io venivo risospinto nel Tuo campo dal quale forse, con vantaggio Tuo e mio, sarei evaso.

    Oppure accadeva che non si giungesse  a una vera riconciliazione, che la mamma mi difendesse da Te solo in segreto, mi concedesse, mi permettesse  in segreto qualcosa;  allora io  ero di nuovo  ai Tuoi occhi colui che ha paura della luce, colui che inganna, colui il quale è conscio della sua colpa, colui che a causa della sua pochezza solo per vie traverse può giungere a quanto considera suo diritto.

    Per mia stessa ammissione mi abituai a cercare  per tali vie anche le cose  cui non avevo diritto alcuno. E anche questo aumentava il mio senso di colpa.

     

                FRANZ  KAFKA    (1883-1924)

                 (da “Lettera al padre”, 1919;

                         il Saggiatore  1982)

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