Trieste, 1945…

        Uscii controcorrente a spintoni e mi diressi verso il molo.

    Alla sua estremità, seduto sul ciglio, le gambe in fuori che si specchiavano nell’acqua, di faccia al sole già basso sull’orizzonte che gli metteva una lunga ombra dietro la schiena, c’era un uomo anziano che pescava, tranquillo, attento alla sua lenza, un mezzo toscano spento tra le labbra;  il chiasso alle sue spalle era chiaramente per lui un rumore di fondo che non valeva la pena di avvertire, il rumore della vana speranza e degli entusiasmi disorientati, delle responsabilità e dei rancori, il rumore delle bandiere jugoslave già issate sui pennoni della Prefettura che sbattevano leggermente, e ancora e ancora quello di spari lontani.

    La pace?  La pace stava solo dentro la saggezza di quell’uomo, indifferente e forse solo, che pescava piccoli pesci immangiabili per passare il tempo.

    L’indomani il comando del Nono Corpus avrebbe proclamato, nella sua prima ingiunzione alla cittadinanza, lo stato di guerra, dando l’avvio a quelli che sarebbero stati vissuti e poi ricordati come i famigerati “quaranta giorni di Tito”.

    Non intendo rievocarli.

    Sono propenso a credere che, per quanto mi riguarda, la prima giovinezza sia finita qui…

     

              RENZO  ROSSO      (1926-2009)

              (da “L’adolescenza del tempo”,

                     Frassinelli  1991; ora

                          Azimut  2009)

    [...]



Le altre settimane

Ecco le frasi delle domeniche passate. Per riflettere durante la settimana.


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