Un chiaro esempio di “disintegrazione” del personaggio

       Perché mai me ne sto qui disteso, e di cosa diavolo rido?

    Arroganza?  Solo ai ragazzi dovrebbe essere concesso di ridere e alle fanciulle molto giovani, poi a nessun altro.

    La risata è una forma  d’appetito, un nauseante e vergognoso suono gutturale; è sollecitata da varie parti del corpo in reazione al solletico.

    Cosa diceva una volta il macellaio Hange, proprio lui, quello dalla risata sonora che lo imponeva sempre all’attenzione?

    Diceva che nessuno che abbia compiuto i cinque anni …

    Com’era graziosa sua figlia! Il giorno in cui la incontrai per strada portava un canestro in mano, aveva perduto i soldi per la spesa e piangeva. Mamma carissima, dall’alto del tuo cielo vedesti che non possedevo un solo scellino con cui rincuorare la bambina? Che mi strappai i capelli, lì per strada, perché non possedevo nemmeno un centesimo?

    Poi passò la banda: la bella diaconessa effettivamente  si voltò per lanciarmi una fulgida occhiata.

    Poi me ne tornai a casa in silenzio, scuotendo il capo, amareggiato per la fulgida occhiata che m’aveva lanciato.

    Ma un uomo dalla lunga barba, con un cappello di feltro azzurro, mi tirò per un braccio impedendomi d’esser travolto.

    Sì,  sa Dio cosa mi sarebbe accaduto …

    Zitto! Uno … due … tre: come battono lenti!

    Quattro … cinque … sei … sette … otto: sono già le otto?  Nove … dieci. Sono già le dieci! Dunque bisogna che mi alzi.

    Dove ha suonato l’orologio? Non può essere stato giù nel caffè?

    Non importa, non importa, non importa!

     

                KNUT  HAMSUN     (1859-1952)

                    (da “Misteri”,  Rizzoli  1979)

     

     

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