Sono uno straniero


     

    Ho detto: “Vigilerò sulla mia condotta; per non peccare con la mia lingua, metterò un freno alla mia bocca finché il malvagio starà davanti a me”.

    Ecco, sono rimasto muto, in silenzio; tacevo ma a nulla serviva: il mio tormento si faceva più acuto, il cuore mi bruciava nel petto, al ripensarci s’infiammava ancor più, finché ho lasciato parlare la mia lingua:

    “Fammi conoscere, Signore, la mia fine e qual è il numero dei miei giorni, perché comprenda quanto fragile io sono.

    Ecco , mi hai dato un pugno di giorni; la mia durata è un nulla davanti a te; ogni uomo che vive è solo un soffio, va e viene come un’ombra, si agita per nulla come vento, accumula ma non sa chi raccoglie”.

    Che cosa sperare, mio Signore?  Solo in te è la mia speranza. Liberami da tutte le mie rivolte, non lasciarmi all’insulto dello stolto.

    Torno in silenzio e non apro la bocca, perché sei tu stesso ad agire. Allontana da me i tuoi colpi, soccombo sotto la tua mano che schiaccia.

    Tu rialzi l’uomo correggendo le sue colpe, dissolvi come un tarlo le sue passioni; l’uomo non è altro che un soffio.

    Ascolta la mia preghiera, Signore, porgi l’orecchio al mio grido, non restare sordo al mio pianto.

    Presso di te sono solo uno straniero, un forestiero, come tutti i miei padri; distogli lo sguardo, che io possa respirare, prima che me ne vada e non sia più.

     

                      S A L M O    39

     

    Traduzione di Enzo Bianchi

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